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RASSEGNA DELLE CELEBRITIES

Inaugurazione della mostra “Parcours de travail” di Karl Lagerfeld
Maison Européenne de la Photographie - Paris, 14 Settembre

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KARL LAGERFELD : PARCOURS DE TRAVAIL
IL VIDEO DELLA MOSTRA

La “pelle” della fotografia
Note sulle immagini di Karl Lagerfeld by Anne Cartier-Bresson

Quando Karl Lagerfeld inizia ad interessarsi alla fotografia, verso la fine degli anni Ottanta, fin da subito sembra collegare il suo lavoro artistico di couturier alla sua nuova passione. Le sue immagini sono molto personali, anche quando sono “realizzate” per la stampa o per la pubblicità. Sono intime e mostrano un gusto specifico per alcune tecniche di esposizione e di stampa che hanno la capacità di tradurre la sua particolare visione della realtà…

Esposizione e stampa
A seconda delle sue esigenze, Karl Lagerfeld utilizza sia pellicole in bianco e nero o a colori di piccolo formato, sia pellicole 6 x 6 invertibili, Polaroid e, più recentemente, macchine fotografiche digitali. Nel primo caso, le stampe in bianco e nero sono sempre completamente opache con una resa molto grafica, caratterizzate da neri decisi e da forti contrasti di tonalità. La ricca densità delle stampe ricorda talvolta un tessuto che cade in onde leggere. Negli altri casi, il punto di vista può essere molto classico facendo riferimento a reminiscenze storiche, come per la serie su Versailles, dove in alcune immagini si riconoscono i punti di vista di Eugène Atget della fine del secolo scorso. Le carte in gelatina d'argento che sono state utilizzate hanno tonalità profonde che variano in base al tipo di sviluppo e di stampa. Le stampe convenzionali o i trasferimenti di colore quando convertiti in seppia conferiscono alle immagini una colorazione quasi pittorica, come nel caso della serie “Omaggio a Oskar Schlemmer”. Questa caratteristica è sottolineata dalla sfocatura del soggetto in movimento e dalla luce che emana tonalità calde ottenute c con bagni chimici di solfuro. Inoltre, la grana d'argento trasformata in solfuro d'argento è particolarmente stabile riuscendo anche a resistere a condizioni di conservazione estreme. Altre serie, stampate su lastre di alluminio opaco, sono caratterizzate da un aspetto freddo e metallico che conferisce a questi oggetti una qualità grafica ancora più evidente e tonalità sature che conferiscono un particolare contrasto tra le ombre e le luci forti.

Polaroid trasferimenti
A cominciare dal 1990, Karl Lagerfeld si è interessato al materiale specifico che si ottiene dal trasferimento su carta di un'emulsione a sviluppo istantaneo, bianco e nero trasferito o no in seppia oppure a colori. Per questo processo, ha usato una macchina fotografica 20 x 25. L'emulsione di gelatina con l'immagine positiva si separa dal suo supporto grazie all’azione dell’acqua calda, viene poi trasferita su una carta Arches con grana acquerello. Con questa tecnica, l’immagine ottenuta è caratterizzata da toni delicati, allure altamente pittorico e grande leggerezza. Lagerfeld ha esaltato questo effetto, applicando manualmente il make-up alla superficie delle stampe, utilizzando ombretti sulle palpebre o pulendo i pigmenti secchi.

Resinotipia
Ereditati da processi fotografici con bicromato di alcali, che hanno portato Alphonse Poitevin ad essere insignito del premio Duca di Luynes, per la ricerca di processi stabili, i resinotipi o resinopigmentitipi, sono stati utilizzati da Karl Lagerfeld nel 1996-1997. Partendo da una diapositiva a colori del formato 6 x 6, ha ottenuto una stampa pigmentata il cui principio si basa sull’oscurare la luce con strati di gelatina bicromata. Pigmenti aggiunti con un pennello sulla superficie della stampa vengono riscaldati per essere fissati. Questo processo, che richiede interventi manuali significativi, permette anche una grande libertà nella realizzazione della superficie colorata.

Stampe Fresson
Un altro processo di pigmentazione, commercializzato dalla famiglia Fresson nel 1950, ha permesso a Lagerfeld di realizzare stampe in quadricromia in tonalità tenui. L’ immagine produce un forte effetto pittorico, come quello ottenuto dai Pittorialisti all'inizio del XX secolo .
Le sue immagini sono realizzate con diapositive a colori 6 x 6 e non sono mai ritagliate.

Serigrafie
Il principio di questo processo fotomeccanico, che conferisce alle immagini un aspetto particolare, si basa su una matrice d'argento. L'immagine è esposta su uno schermo serigrafato che conserva l’inchiostro come se fosse uno stencil. Il supporto è d’ argento d’ oro oppure in semplice carta Arches in formato standard.

Stampe digitali
Alla fine degli anni 1990, Karl Lagerfeld ha sperimentato nuove tecniche nel suo laboratorio dello Studio 7L. Partendo da stampe digitali, egli è riuscito a realizzare stampe di tipo Fine Art, con pigmento a getto d'inchiostro, su vari supporti (tela, carta in tessuto di cristallo, carta puro cotone Arches o Hahnemühle) che permettono di variare a volontà gli effetti della superficie e del materiale. Spinto dalla sua curiosità e dal suo gusto per le esperienze visive, così come dal trasformare le sue intuizioni sensibili in immagini, Karl Lagerfeld ha saputo adattare le nuove possibilità tecniche della fotografia alle sue ricerche personali, focalizzate in particolare attorno al colore, al maquillage, al corpo e al volto.
Creatore di moda, trascrive graficamente attraverso la fotografia il suo modo di percepire i paesaggi, i ritratti e i nudi. A tal fine, sceglie sempre supporti la cui sensibilità alla luce corrisponde ad una certa sensualità e gioca su una vasta gamma di processi così come su metodi di realizzazione molto sofisticati.
Il periodo di creazione del suo lavoro fotografico, dal 1987 ad oggi, ha visto molti cambiamenti significativi sia nell’esposizione sia nella stampa. Karl Lagerfeld ha tenuto conto di questi cambiamenti, ma anche dello sviluppo parallelo di una pellicola fotografica alternativa che, con l’Haute Couture, sarà capace, in termini di immagine, di valorizzare l'aspetto manuale e artigianale della stampa, che trasforma l’immagine in un pezzo unico e originale.

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KARL LAGERFELD : PARCOURS DE TRAVAIL
BY JEAN-LUC MONTEROSSO

Prefazione alla mostra
del direttore della Maison Européenne de la Photographie

15 Settembre - 31 Ottobre
Maison Européenne de la Photographie
5-7, rue de Fourcy
75004 Paris

Si diventa fotografo per vocazione o per necessità?
Nel caso di Karl Lagerfeld, la risposta è semplice: si diventa fotografo per sfida.
Tutto ha avuto inizio più di venti anni fa quando, deluso dalle foto per la stampa della sua collezione, Karl Lagerfeld decise, sotto la pressione benevola del suo collaboratore e amico Eric Pfrunder, di passare dietro la macchina fotografica, per guardare attraverso l'obiettivo e scattare da sé le sue fotografie.
“La fotografia è un’avventura, proprio come la vita", scrisse Harry Callahan.
Chi vuole esprimersi attraverso la fotografia deve assolutamente capire il suo rapporto con la vita.
"Questo “Parcours de travail” è quindi un'illustrazione retrospettiva, fra le altre, dell'attività prolifica di un uomo di gusto e di cultura che ha scelto, attraverso la moda e la fotografia, di evidenziare la bellezza delle linee, delle forme e dei colori. Un uomo del quale si può dire che ha dedicato la sua vita alle immagini, tutti i giorni, con la sola preoccupazione di inventare, nella leggerezza del momento, nuovi modi di vedere."

Il suo credo è vedere, vedere ogni cosa, instancabilmente, con grande curiosità e desiderio, e in questa prospettiva, scegliere ciò che si deve guardare. Pertanto, lui può fare ritratti, fotografare paesaggi, architetture, nudi ed anche still life.

Karl Lagerfeld lavora molto nello Studio. La macchina fotografica ha poca importanza ai suoi occhi: lavora bene sia con una fotocamera 20 x 25 o 24 x 36 sia con una fotocamera digitale, circondato da assistenti dedicati e motivati. Sceglie con cura le sue modelle e cerca di dar loro la parte migliore. "Non bisogna consumare le modelle", dice, "Bisogna dar loro uno spirito (1)".
Quando Karl Lagerfeld risponde ad uno stimolo, si comporta, usando una sua espressione, come un “serial killer”. Procede incurante delle difficoltà e degli ostacoli. Il suo compito è cercare l’imperfezione ed eliminarla. Questo è senza dubbio il motivo per cui, una volta passato il momento magico, molte delle sue foto non passano di moda. Si modificano, migliorano e sfuggono al loro contesto, come quelle di Avedon e Peter Lindbergh.
I suoi nudi sono sempre “vestiti” con una certa grazia; sono discreti, mai indecenti.
Non c'è da parte di Karl Lagerfeld alcuna volontà di scandalizzare o di provocare. Siamo lontani dal mondo di Wolfgang Tillmans o della torbida History of Sex di Andres Serrano. La trasgressione, quando c’è, è sempre una forma mentale - come nella serie intitolata “The Beauty of Violence”, dove in una danza dionisiaca, il giovane Baptiste Giabiconi mostra le sue più profonde pulsioni del desiderio, mentre sfugge all'obiettivo e non rivela nulla della sua nudità.
Karl Lagerfeld realizza la maggior parte delle sue foto in uno studio enorme che ricorda una cattedrale, tappezzato di libri disposti e classificati con ordine. Il suo studio è stato spesso a torto paragonato, alla Factory di Warhol, ma nulla è più lontano dal modo di agire e dall’etica di Karl Lagerfeld rispetto all’universo di colui che voleva essere invece una macchina.
La Factory di New York era un luogo di peregrinazioni; era il sogno di una “fabbrica” creativa anonima fondata sulla ripetizione e sullo stereotipo. Non troviamo niente di tutto questo nello studio. Il modello a cui si ispira Karl Lagerfeld rimane l’Atelier di Haute Couture, dove si realizza un lavoro collettivo, dove ciascuno contribuisce con le proprie competenze, il proprio savoir-faire, e dove cucire un semplice bottone diventa una vera e propria opera d'arte. A parte una bottiglia di Coca Cola light, poggiata sul tavolo, siamo molto lontani dall’America anni Sessanta e suo disincanto che la contraddistingue.
Nel cuore di Parigi lo Studio 7L, è ordinato e luminoso. Il suo entourage vive secondo un proprio ritmo, in una calda atmosfera dove spesso l’humor fa a gara con la serietà e la concentrazione. Sembra l’atelier di un fotografo o meglio di un produttore di immagini. È soprattutto un’atelier di “Regard”, dove si realizza un'opera unica.
Ci sono numerosi esempi nella storia della fotografia di artisti con attività parallele.
Degas, Lewis Carroll e Brancusi, solo per citare i più noti, hanno usato la fotografia seguendo il proprio istinto ed hanno creato delle opere originali ed innovative. Ma se Degas ha utilizzato la fotografia per documentare la sua opera pittorica e Brancusi per valorizzare le sue sculture nello spazio, con Karl Lagerfeld è il disegno che dà l'impulso creativo. La linea precede la forma e la forma segue la luce. "Compongo una foto nello stesso modo in cui compongo un disegno, ma la luce gli conferisce una nuova dimensione (2)". Così, fotografare non è solo scrivere con la luce, ma è anche e soprattutto comporre e disegnare con essa.
Per molti fotografi – fotoreporter, in particolare – l'esposizione è un rischio. Non solo in termini di pericolo, ma anche perché l’istante catturato non si ripete, o solo in rari casi. Esiste comunque una famiglia di fotografi per cui l'esposizione è soltanto una fase del processo creativo. Un processo che comprende il laboratorio, lo sviluppo e la stampa. Per loro, la scelta della carta è spesso essenziale, così come lo sono gli inchiostri e i colori. Karl Lagerfeld eccelle in questo campo. "La carta è il mio materiale preferito; è il punto di partenza per un disegno e il risultato finale di una foto (3)". Come per tutti i processi, siano essi antichi, moderni o nuovi: stampa su oro e argento, resinotipia, trasferimenti Polaroid, serigrafia, stampa digitale, ecc. Come Anne Cartier-Bresson ha giustamente sottolineato in “Notes on the material of Karl Lagerfeld’s images”,
"Il periodo di realizzazione del suo lavoro fotografico, dal 1987 ad oggi, ha visto molti cambiamenti significativi sia per quanto riguarda l’esposizione che la stampa. Karl Lagerfeld ha tenuto conto di questi cambiamenti, ma anche del parallelo sviluppo di una fotografia alternativa su pellicola che, come l'Haute Couture, sarà capace, in termini di immagine, di valorizzare l'aspetto manuale e artigianale della stampa, che diventa così un pezzo unico (4)”.

Karl Lagerfeld confessa una passione per Alfred Stieglitz, Edward Steichen, Clarence Hudson White, così come per la fotografia tedesca degli anni Venti. Ma il suo lavoro fa riferimento anche ad altre discipline come la pittura, il cinema, l'architettura o i fumetti.
In "Omaggio a Oskar Schlemmer" vengono combinate serie ispirate a Metropolis di Fritz Lang o ai film di Murnau, immagini che richiamano Sir Lawrence Alma-Tadema o Caspar David Friedrich nei suoi mirabili paesaggi, o anche Frederic Edwin Church.
Karl Lagerfeld spazia con grande eleganza e umorismo in tutti questi ambiti e, con lo stesso interesse che riserva sia alle immagini immobili che a quelle in movimento, possiamo quindi dire che il suo lavoro fotografico è in perfetta armonia con quello della generazione più giovane che abbatte i confini e pratica indifferentemente le arti visive, la fotografia, il cinema, i video, ecc.
Nutrito da una cultura quasi enciclopedica e decisamente europea, il suo lavoro è percepito sia come un'instancabile ricerca di forme e materiali sia come una formidabile lezione di fotografia. Una lezione che non ha nulla di pesante o di accademico, ma che piuttosto risulta leggera e piena di fantasia, un’ immagine di un uomo desideroso di libertà che ama, soprattutto, avventurarsi lungo i sentieri meno battuti. Un maestro, in sostanza, che avrebbe marinato con piacere una scuola d’immagine.

Jean-Luc Monterosso
Direttore della “Maison européenne de la photographie”
Paris, 25 Agosto, 2010
(1) Intervista ad Eric Pfrunder, Paris, 20 Luglio 2010.
(2) Prefazione del catalogo della mostra Boulakia Galerie, Paris, 1992.
(3) Idem.
(4) Anne Cartier-Bresson, La “peau” de la photographie. Notes sur la matière des images de Karl Lagerfeld, vedi pag. 215.

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BEST PLACES IN SOHO, NEW YORK
DI SARAH JESSICA PARKER

IL MERCATO COREANO
Ha sempre le verdure più belle, perfettamente esposte e spesso anche prodotti che difficilmente possono essere acquistati fuori Chinatown. Inoltre, ha generi di prima necessità anche alle 2 del mattino ed un sacco di cose rare da scoprire. Se si è fortunati, ci si può imbattere nel proprietario che, da dietro il registratore di cassa, canta sulle note di una musica coreana.
All’incrocio di Prince e Thompson Street

RAFFETTO'S
Una fama ben meritata per i suoi ravioli fatti in casa, con ripieno di vari gusti. Freschi o congelati, sono il complemento perfetto e necessario a tutta la cucina di New York. Spesso la proprietaria è presente. Una signora elegante, che si è occupata del negozio fin dalla sua apertura.
In Houston tra MacDougal e Sullivan

THOMPSON CHEMISTS
Gary, proprietario e titolare, si prende molta cura di tutti i suoi clienti abituali, fa consegne fuori dal quartiere e porta articoli speciali che non interessano ai grandi magazzini. Riesce a trovarti qualsiasi cosa, anche ciò che di solito non ha. È come tornare indietro nel tempo, quando una boutique si prendeva sul serio, tutti coloro che vi lavoravano erano competenti e disponibili e conoscevano il nome di ogni cliente.
Thompson Street tra Houston e Prince, sul lato ovest della strada

12 CHAIRS
Un ristorante israeliano che serve una cucina tradizionale, deliziosa e a buon prezzo. Come l'insalata israeliana e le meravigliose zuppe, così come le innumerevoli altre squisitezze preparate perfettamente. Molti clienti amano trascorrere lì il tempo, perché trovano un ambiente familiare, la posizione è tranquilla, il posto gradevole e il servizio accurato. Naturalmente è il cibo la maggiore attrazione!
In MacDougal Street tra Houston e Prince sul lato est della strada

RAOUL’S
Una tappa obbligata a Soho. Situato lì da sempre, prepara ancora le migliori bistecche e patatine fritte della città. Un carciofo marinato è il modo migliore per iniziare il pasto e se volete gustare un aperitivo, non c'è nulla di più piacevole che sedersi con un bicchiere di vino rosso, mentre si aspetta l’antipasto. Un posto piccolo, intimo e in penombra, che ha mantenuto il suo decoro unico e sensuale ed è uno dei pochi luoghi dove non importa se si è stipati come delle sardine, appena si varca la soglia. L’aperitivo conduce lentamente ad una splendida cena e ad una serata indimenticabile. La mescolanza di musica d'atmosfera e il chiacchiericcio è la migliore colonna sonora che si possa ascoltare a New York.
In Prince Street, tra MacDougal e Thompson

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CHANEL SOHO CLUB

Video dei concerti live della cantante e chitarrista rock francese Izia e del cantante britannico Kele.

Dopo il cocktail party presso la nuova boutique di Soho il 9 Settembre, gli ospiti si sono trasferiti nel seminterrato dell'82° Mercer Street, nel nightclub temporaneo Chanel ideato dal sound-stylist Michel Gaubert. I The Misshapes, la cantante Izia e Kele hanno cantato dal vivo per l'occasione.

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