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KARL LAGERFELD
AL SALON DE LA PHOTO DI PARIGI

Fino al 10 ottobre, al Paris Expo, il Salon de la Photo offre ai suoi 80.000 visitatori l’occasione di ammirare una mostra unica, progettata e realizzata da Karl Lagerfeld.

Karl presenterà alcuni suoi scatti inediti più una trentina di ritratti fotografici leggendari, scelti dalla collezione della Maison Européenne de la Photographie e realizzati dai più grandi fotografi: Richard Avedon, David Bailey,
Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, Robert Mapplethorpe, Helmut Newton, Arthur Penn, ecc.

Si è avvicinato alla fotografia per necessità oppure è un’evoluzione naturale della sua arte?
KARL: Non ho mai pensato che avrei potuto occuparmi di fotografia, finché un giorno non fui letteralmente spinto a farlo per necessità, avendo avuto urgente bisogno di foto per un dossier stampa. Fu il mio amico e collaboratore Eric Pfrunder, verso la fine degli anni Ottanta, a darmi la spinta.

Lei realizza la maggior parte delle sue foto in bianco e nero. Perché?
KARL: Questa scelta è chiaramente legata alle mie creazioni di moda. Il bianco e il nero sono divenuti colori emblematici del mio stile; esprimono la mia visione di modernità. Nella moda come nella fotografia vale solo la perfezione. Lavorare in bianco e nero è una scelta impegnativa, ma affascinante. Quando realizzo ritratti o silhouette, come per il calendario Pirelli, questo approccio sottolinea perfettamente la bellezza del corpo e, grazie ad un uso particolare della luce, conferisce ai soggetti una prospettiva tridimensionale molto speciale.

Preferisce i ritratti o gli still life?
KARL: Io realizzo molti ritratti. Per quanto riguarda le modelle, mi prendo tutto il tempo necessario per sceglierle: credo che non si dovrebbe mai esagerare con le modelle. Bisogna dar loro un’anima. Realizzo anche paesaggi e still life – preferisco questa espressione all’equivalente francese “nature morte” natura morta, meno appropriata.

Ha preferenze per alcune tecniche di scatto e di stampa?
KARL: Uso ciò che mi serve, in modo puramente razionale, 6×6 reversibili, Polaroid… Le mie stampe in bianco e nero su carta fotografica sono sempre realizzate su emulsioni molto opache per migliorare la resa grafica della foto, in modo da ottenere dei neri molto scuri e forti contrasti di tonalità. Con lo stesso spirito grafico e moderno, ho fatto realizzare delle stampe su lastre di alluminio opaco: qui la resa è fredda, metallica e il contrasto tra luce ed ombra è davvero apprezzabile. Sono interessato anche alla resinotipia e alle stampe Fresson per lavori in quadricromia dai colori tenui.

Cosa pensa del digitale?
KARL: Amo la modernità, non guardo mai al passato, non ho il culto della nostalgia. Già dalla fine degli anni Novanta ho naturalmente iniziato a sperimentare queste nuove tecniche, realizzando delle stampe “Fine Art” a getto di inchiostro su tela, su carta con texture Cristal, su carta Arches in puro cotone, e così via. Il mezzo deve sempre corrispondere ad un’idea precisa che ho di un paesaggio, di un ritratto, di un nudo.

È facile immaginare cosa la leghi ai tessuti e alle matite. Ma qual è il suo rapporto con il mezzo fotografico per eccellenza, la carta?
KARL: La carta è il materiale che preferisco al mondo. È il punto di partenza di un disegno e il punto d’arrivo di una fotografia. Non potrei fare a meno della carta. Per le mie foto, per esempio, tutto inizia con un disegno. Compongo una foto allo stesso modo in cui realizzo un disegno. Ma il gioco di luce le conferisce una nuova dimensione.

Quali sono i suoi metodi di lavoro?
KARL: Io lavoro molto in studio. La macchina fotografica non è molto importante: lavoro indifferentemente con una macchina 20×25, 24×36 o con una digitale, e sempre con degli assistenti. Il mio studio fotografico funziona come un atelier di Haute Couture: il lavoro è collettivo, ciascuno ha un ruolo ben definito e dà il suo contributo con qualcosa: savoir-faire, competenza.

Quali sono le sue fonti di ispirazione? Cosa la influenza?
KARL: Amo il lavoro di Alfred Stieglitz, Edward Steichen e Clarence Hudson White, come anche la fotografia tedesca degli anni Venti. La mia formazione cosmopolita mi ha portato a interessarmi molto presto a tutte le forme d’arte e ad osservare il mondo in piena libertà. Come nella moda, non posso certo immaginare di limitarmi a certe discipline per alimentare la mia fotografia: pittura, cinema e architettura mi ispirano, naturalmente. Così si può vedere che “Hommage à Oskar Schlemmer” si ispira a Metropolis di Fritz Lang e ai film di Murnau.

Potrebbe immaginare adesso la vita senza fotografia?
KARL: Oggi la fotografia è parte della mia vita. Non posso immaginare la vita senza la sua prospettiva. Guardo la moda e il mondo attraverso l’occhio della macchina fotografica. Questo dà al mio lavoro di base un distacco critico che mi aiuta più di quanto avrei mai potuto immaginare.

Foto: Edgar Ramirez by Karl Lagerfeld

Salon de la Photo
Parc des Expositions, Pavilion 4
1, place de la Porte de Versailles
75015 Paris

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