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NESSUNA PAURA!
"LES VANITES" BY ELISABETH QUIN

“Questo teschio che sto contemplando sa che riflette la mia sicura morte?”
L’incommensurabile mistero del teschio che simboleggia la vita e la sua fine. André Malraux riteneva che “L’uomo nasce per la prima volta quando, di fronte ad un cadavere, sussurra: “Perché?”. Nasce quando diventa consapevole della sua morte, da questo momento in poi la morte sarà una continua fonte di domande.

L’iconografia dello scheletro e del teschio apparì per la prima volta nel Medioevo, raggiungendo la sua prima “età d’oro” nel XV secolo con la Vanitas della pittura europea. Nella seconda metà del XX secolo riapparve in modo quasi ossessivo.
Nell’arte classica, il teschio accompagna una rappresentazione della morte generalmente serena e sublimata, perché la morte è vista e promessa dalla Chiesa come passaggio verso la vita eterna. Tuttavia, questa rappresentazione è radicalmente differente nell’arte moderna e contemporanea, dove il teschio è de-pacificato, ci scuote con la sua violenza, è diventato il nemico, l’aggressore.
Le scene della carneficina della Prima Guerra Mondiale, l’influenza del Marxismo e del “Dio è morto” di Nietzsche, la Shoa e poi il boom del consumismo hanno modificato drasticamente l’iconografia occidentale. Il teschio, oggi, parla dell’assurdità della morte senza maschere e senza vergogna. Accetta la sua affascinante bruttezza o la sua orribile bellezza o, meglio ancora, evoca un humor nero spesso venato di malinconia.

Superstizione? Paura? Ritorno al mistico? Oppure un inno alla vita?
Per tutto il tempo in cui il teschio è stato parte di noi, abbiamo avuto bisogno di un museo dedicato alla sua rappresentazione attraverso i secoli. Chanel ama la mostra del Musée Maillol, “C’est la vie! De Caravaggio à Damien Hirst”, realizzata in collaborazione con Elisabeth Quin, autrice del “Livre des vanités”. In occasione della mostra, Chanel ha realizzato un foulard in edizione limitata, disegnato da Karl Lagerfeld. Un’idea divertente, ricca di humor e di eleganza, che evoca Vanitas e vanità. L’umiltà della condizione umana di fronte alla morte è rappresentata da una Coco Chanel in tailleur faccia a faccia con la morte stessa. Su una rete fatta di femori delicatamente intrecciati, che ricorda il famoso motivo matelassé Chanel, troviamo il disegno di Gabrielle Chanel che tiene un teschio in mano, come Amleto, e sembra dirci, con uno sguardo, con un batter d’occhio, in ictu oculi, “Lo so …ancora un po’ di tempo, d’amore, di creazione …A che serve la vanità? Lo so…”.
Il foulard, realizzato in 1000 esemplari, è stato offerto agli amici della Maison Chanel e del Musée Maillol. Un modo per Chanel, Maison di lusso, di accompagnare la mostra, il suo umorismo e la sua lezione di saggezza.

La mostra illustra il modo in cui l’uomo ha rappresentato la morte nel corso dei secoli e propone una riflessione su questa evoluzione. Come una straordinaria scatola di ricordi, la mostra ci conduce, in primo luogo, fino alla Prima Guerra Mondiale, con un mosaico pompeiano, splendide opere dai toni scuri di Caravaggio (“St François”), Zurbaran (“St François”) e La Tour (“L’extase de St-François”), nature morte barocche di Miradori e un sorprendente Ligozzi. Scopriamo quindi la vanità nell’arte moderna con, tra gli altri, un misterioso Picasso, “Natura morta con Porri, Brocca e Teschio”, un’opera del 1947 di Bernard Buffet, un Cézanne inedito, che è stato nascosto in una collezione privata americana, ed una sorprendente e scioccante crocifissione di Paul Delvaux, per la quale avrebbe meritato la scomunica e di bruciare sul rogo se fosse vissuto in altri tempi. Infine, opere d’arte contemporanee di JP Raynaud, Mapplethorpe, Hirst (“La morte di Dio”, un teschio con orbite di gusci di ricci di mare che esce una lingua d’acciaio), dei fratelli Chapman, Barcelo, Penck, Basquiat, Richter e Daniel Spoerry, che insieme offrono la più vasta collezione dedicata alla rappresentazione del teschio.

Nel corso degli anni, gli artisti hanno riflettuto su questa oscillazione tra presenza e assenza, esistenza ed oblio. Le loro opere sono ora su richiesta, per operazioni senza anestesia, al Musée Maillol, 61 rue de Grenelle, Paris 75007, fino al 28 Giugno 2010.

Foto: disegno di Karl Lagerfeld

 

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